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Scout sulle orme di San Francesco e alla scoperta del Palù neolitico
D.D.M.
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Mercoledì 7 Ottobre 2026
SACILE
La Festa di San Francesco è stata celebrata anche dal Masci sacilese. Il movimento che raggruppa gli scout adulti di ispirazione cattolica ha ricordato gli 800 anni dalla scomparsa del Santo Patrono d'Italia, morte avvenuta nella notte tra il 3 e il 4 Ottobre del 1226, alla Porziuncola, vicino Assisi. Gli scout adulti sacilesi hanno voluto ricordarlo con l'evento denominato "Creato", svoltosi sabato.
«L'idea - si legge in una nota del Masci - era di fare qualcosa il più vicino possibile al Santo e a quanto egli aveva predicato nel corso della sua vita. Dunque, il Creato. Non solo l'uomo, ma tutto ciò che è stato creato sulla Terra e oltre, a rappresentare quella Natura che San Francesco ci ha insegnato ad amare e rispettare».
Così, sabato mattina, un folto gruppo si è ritrovato a Casa Masci e da lì si è diretto verso le mete scelte per questa giornata particolare. A Polcenigo, i partecipanti si sono raccolti in preghiera e canti accanto alla sorgente che scorre ai piedi del Capitello di Santa Lucia, in località Santissima. Qui, il polcenighese Mario Cosmo, ha illustrato il sito e raccontato le tradizioni storiche del luogo. A ricordo del piccolo pellegrinaggio è poi stata collocata, all'interno del capitello, una formella artistica opera dello scultore sacilese Alberto Pasqual.
Una seconda tappa di questo cammino francescano ha visto la delegazione sacilese passare dalla strada del Longon e attraversare il centro archeologico del Palù, notoriamente insignito del titolo di Patrimonio mondiale dell'Unesco. «In quest'area paludosa tra Caneva e Polcenigo - ricorda il magister Angelo Gaggiotti - 4.000 anni fa sorgeva un villaggio di palafitte, dove i nostri lontanissimi avi conducevano una vita di caccia, agricoltura e pastorizia, lì come nelle alture circostanti».
Nell'area sono ancora in corso operazioni di scavo e ricerca ed anzi, sabato, la delegazione del Masci vi ha incrociato una squadra di archeologi. «Erano al lavoro per disseppellire gli elementi lignei delle capanne, che sono ben visibili sul fondo dello scavo». Il gruppo è stato ricevuto dai ricercatori Nicola De Gasperi e Marta Marcolina, della Cora, società archeologica di Trento. I due ricercatori hanno illustrato le loro scoperte agli ospiti. «Elementi architettonici di quercia conservatisi grazie alla particolare condizione ambientale sotterranea, ovvero in assenza di ossigeno, fino poi a reperti di grande interesse legati alla vita quotidiana del villaggio. Le punte di freccia perfettamente lavorate, i resti di alimenti, come i grani di farro e ghiande od ossa di piccoli animali domestici».
Tra tante nozioni, anche una curiosità. Scavando, gli archeologi hanno scovato quelle che potremmo definire le gomme da masticare del neolitico: «Si, dei piccoli grumi di pece di betulla, con ancora le impronte di denti umani. Non è chiaro se usate come anestetico o solo per il piacere del gusto», commenta Gaggiotti. Particolare non trascurabile, uno dei due studiosi, Marta Marcolina, è proprio di Sacile, più precisamente di Villorba, e vanta la bellezza di tre lauree.
Solo il 12 settembre scorso la sezione sacilese del Masci aveva festeggiato i suoi primi 30 anni di impegno locale. Una giornata in compagnia alla presenza di circa 400 convenuti nella storica sede di via Ronche: Casa Masci. La ripristinata festa di San Francesco è stata di fatto la prima, vera uscita di gruppo dopo l'improvvisa scomparsa di una figura che aveva retto la sezione sacilese per decenni, Giuliano Petracco, deceduto nella sua abitazione nel maggio scorso.
D.D.M.
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